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Excursus - Produzioni

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Produzioni


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        Ricky Bonavita   Benedetta Capanna   Giordano Novielli   Valerio De Vita

 

 

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        Ricky Bonavita   Benedetta Capanna   Marianna Giorgi


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Progetti nuovi

 

 

Power_game 1

produzione 2014

in coproduzione con il CRM – Centro Ricerche Musicali
creazione per ArteScienza 2014 “Segno Infinito”

 

Coreografia e regia: Ricky Bonavita
Musica originale: Michelangelo Lupone
Disegno luci: Stefano Pirandello
Costumi: Daniele Amenta, Yari Molinari
Interpreti: Enrica Felici, Francesca Schipani, Valerio De Vita, Yari Molinari, Emiliano Perazzini, Ricky Bonavita

“Basta che uno si dichiari libero, e subito avverte la costrizione. Se osa riconoscere la costrizione, ecco che si sente libero.” Johann Wolfgang Goethe – Le affinità elettive - Parte 2, cap 5

“Power_game” nasce dalla volontà di collaborazione di due artisti, Michelangelo Lupone per la musica  e Ricky Bonavita per la coreografia. Due processi di creazione convergono così in un'unica opera compiuta, che rappresenta un primo studio di un progetto aperto a nuove definizioni.

Nella nostra epoca dove tutto sembra annientato e annichilito da un turbine tecnologico sempre più incalzante e dirompente, le relazioni fra gli umani continuano a riproporre le tematiche, i giochi, le dinamiche e le problematiche di sempre; cambiano le modalità di accesso e di connessione, di approccio e di relazione.

Nell’immaginario collettivo il “gioco di potere” prelude ad una simbolica lotta, ad un conflitto, talvolta ad una mediazione: questi sono gli spunti tematici per un'esplorazione coreografica, per una trasposizione drammaturgica dell’incontro tra l’universo maschile e quello femminile, nelle loro molteplici sfaccettature. Dal tessuto coreografico di questo lavoro emergono temi come eros e desiderio che si intuiscono attraverso una facilità di comunicazione mediante il linguaggio del corpo e del movimento, ma al tempo stesso anche attraverso una difficoltà di scoprirsi interiormente, di offrire la propria anima, di essere più che apparire. Ne scaturisce una drammaturgia senza soluzione, con l’immediatezza dei rapporti ma anche la fugacità degli stessi, nei quali il sottile gioco di potere lascia spazio ad incontri facili ma imprevedibili, a situazioni ironiche e/o drammatiche, passionali e sensuali, lasciando al pubblico una libertà di lettura del testo coreografico e musicale, attraverso una sublimazione ed una voluta astrazione dal personaggio.

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DANZE ROTTE 

Nella bolla di Pasolini

produzione 2014

 

coreografia e danza: Benedetta Capanna
video: Mauro Raponi

 

"E guardo, ascolto. Roma/ intorno é muta: è il silenzio, insieme,/della città e del cielo." (Le ceneri di Gramsci,PPP)

 

Roma, tra l'esclusività e l'esclusione, città che prima ti acclama e poi ti abbandona, è il luogo ideale per dare senso alla propria ardente solitudine e forse finalmente farla morire.

 

Questo lavoro coreografico vuole essere una personale passeggiata nella quotidianità romana, piena di contraddizioni, voglia di fuggire e di immersione; una passeggiata scandita dalle suggestioni, descrizioni e risonanze\assonanze suggerite da uno dei più grandi poeti e intellettuali dell'Italia contemporanea. Sarebbe presuntuoso fare un lavoro su Pasolini per la complessità del suo personaggio e la vastità del suo lavoro. Preferisco presentare una danza che è dialogo  con lo scandire del tempo romano e coi testi e le citazioni cinematografiche – si, perchè Roma sappiamo bene ha un suo scorrere del tempo - e in fin dei conti questa danza è dialogo con la stessa città che a volte sembra sorda o muta a chi ci vive.


Danze rotte, sono le giornate che trascorro nella piccola grande città di Roma, dove tutto sembra spezzettarsi,  perdere senso e sviluppo, dove anche i sogni sono ad intermittenza, dove le relazioni non hanno capo ne coda, dove le parole e le loro cadenze si spezzano in continuazione perdendo il loro suono, il loro stesso stupore divertito nel rivelarsi, il loro rincorrersi a volte goliardiache a volte poetiche. Ho la sensazione di camminare senza arrivare mai.


Poi però guardo il suo cielo e allora ho l'impressione che una grande finestra si apra a questo azzurro nel mio intimo, si spalanca improvvisamente nel vento e mi chiedo se a Roma diventiamo ombre di questo passato, ombre schiacciate a terra dal passato, ma pur sempre come ombre figlie della luce.


Voglio fare pace con la città in cui sono nata, dalla quale scappo e in cui ritorno. Città che non capisco, città un pò madre e un pò matrigna, città dell'esclusività e dell'esclusione, a volte accogliente a volte irriconoscente. Roma, città ideale per dare senso alla proria ardente solitudine, magari farla morire... Una città che prima ti applaude e ti osanna, per poi abbandonarti e scordarsi il tuo nome. Roma che perde la sua identità e non riesce a ritrovarla nella solitudine dei corpi di chi ci vive.  Vorrei solo far sedere questa mia solitudine, farla riposare per qualche istante, far cadere la fatalità e credere  al potere che c'è tra le mie mani.... vorrei far sedere questa solitudine, farla riposare solo per qualche istante e credere anche che si possa amare... amare corpi senza anima... amore di corpi nella solitudine 

 

"Dove nascono le cose; dove si concludono le cose per continuare" Petrolio, PPP)


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Possibilità (in) evitabili

produzione 2014
in coproduzione con il CRM – Centro Ricerche Musicali
creazione per ArteScienza 2014 “Segno Infinito”

 

coreografia: Benedetta Capanna
musica originale: Concetta Cucchiarelli
danza: Benedetta Capanna, Stefano Fardelli

Cercare la propria identità e trovarla frammentata nelle infinite possibilità di un piccolo spazio, rincorrerla, desiderarla, rinnegarla, provocarla senza mai poterla afferrare in una dimensione infinita del tempo che scorre e si ripropone ma mai uguale a se stesso in una variazione incessante. E se la domanda è "deve essere così?", la risposta non può che essere "si, deve essere proprio così”, in una variazione a due senza definizioni di ruolo cristallizzate o stereotipate.

 

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NEVER LOOK FOR ME

Produzione Ass. Cult. Excursus Onlus con il sostegno di Duncan 3.0 e Core

 

Coreografia e concept: Giordano Novielli, Lorenzo Giansante, Matteo Bifulco
Elaborazioni musicali: Lorenzo Giansante, Giordano Novielli
Art Work: Matteo Bifulco

Partendo dal mito di Orfeo e dalle sue molteplici declinazioni nell’arte e nella letteratura, a riprova del fatto che tale mito coglie profondamente qualcosa che riguarda l’uomo, il lavoro esplora attraverso il corpo i seguenti materiali: lo Sguardo, la Soglia, l’Identità, il Mistero, il Sedimento, la Trasformazione, in una performance che vuole tutelare "la vita" in scena sfruttando i territori che l'improvvisazione può offrire, senza tendere ad esiti scontati o messaggi prestabiliti da trasmettere.
Nel continuo bisogno di un’urgenza, una necessità che dia sincerità alla ricerca, i tre performers cercano un “insieme” nelle differenze dei loro corpi e della propria pratica artistica.
Quando il mio corpo sta cambiando, quali delle sue memorie hanno diritto a tornare ad esprimersi in piena visibilità? Nella magica perfezione di un presente sospeso, chi è che si volta e chi è che vuole essere guardato?
Il performer e’ in uno stato di allerta, si sdoppia, e’ attore e regista insieme, nell’ascolto degli altri e di quello che si sta creando in condivisione nello spazio.
L’improvvisazione si evolve da percorso di ricerca a vissuto scenico per sfruttare tutto il potenziale personale di rischi, errori, desideri.

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ScontrINcontri

produzione 2014

in coproduzione con il CRM – Centro Ricerche Musicali
creazione per ArteScienza 2014 “Segno Infinito”


coreografia: Valerio De Vita
musica originale e regia del suono: Massimiliano Cerioni
danza: Valerio De Vita, Emiliano Perazzini

Anche oggi.


Lo sento, è qui, mi vede.

Fa il mio stesso lavoro, occupa lo spazio che creo, ora mi segue, ora scompare.

Muovendosi in questa stanza disegna forme, esse si mescolano con le mie, rendendole irriconoscibili.

È diverso, è un’interferenza, e le nostre esistenze sono inconciliabili.


Eppure siamo così simili.

 

 

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Repertorio disponibile

 

Ricky Bonavita - Compagnia Excursus

 

 

COLORI PROIBITI


produzione 2013
progetto in residenza "Officina COREografica 2012" di
CORE - Coordinamento Regionale della danza contemporanea e delle arti performative del Lazio

Progetto artistico Ricky Bonavita, Theodor Rawyler
Coreografia e regia Ricky Bonavita
Musica: Antonio Vivaldi, Armand Amar
Disegno luci: Danila Blasi
Costumi: Daniele Amenta, Yari Molinari
Interpreti: Valerio De Vita, Enrica Felici, Ricky Bonavita

La lettura del romanzo “Colori proibiti” pubblicato nel 1951 dallo scrittore giapponese Yukio Mishima ha ispirato una riflessione sui rapporti amorosi intergenerazionali. Nello spazio stilizzato di una stanza chiusa il coreografo esplora la relazione fra i tre protagonisti di diversa età ed esperienza di vita attraverso il pathos della danza e la complicità e la dinamica dei corpi, restituendo le incertezze e le fragilità di un triangolo che non trova soluzione.

La coreografia abbraccia così i diversi momenti della storia, la fluidità della danza si oppone agli squilibri e le fratture, che comporta ogni variazione della relazione fra i personaggi, snodandosi nello spazio triangolare di una scenografia essenziale, che evidenzia i limiti di questo gioco e allo stesso tempo la sofferenza che implica.

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DIES FESTI

 

primo studio 2011
produzione 2013
 
Progetto artistico Ricky Bonavita, Theodor Rawyler
Coreografia e regia Ricky Bonavita
Musica Edouard Lalo, Lola Beltran, e.a.
Light-design Danila Blasi
Costumi Daniele Amenta, Yari Molinari
Interpreti Enrica Felici, Francesca Schipani, Valerio De Vita, Yari Molinari, Emiliano Perazzini, Ricky Bonavita

Nei giorni di festa si trascende la quotidianità, per entrare in uno spazio diverso, delimitato dal tempo, nel quale rivedere relazioni e regole.
Un rituale di iniziazione sospeso e rarefatto proietta cinque danzatori in un mondo astratto, governato da un disordine geometrico. Un personaggio misterioso, che non svela il suo volto, domina la scena con la propria presenza-assenza, è lui “il moderatore” che alterna momenti lirici e drammatici, ludici ed ironici, che mette alla prova, che si mette in gioco, e che determina la fine.

In questa produzione il coreografo si interroga sulle possibilità di strutturare e destrutturare un proprio linguaggio compositivo costruito nel tempo, approfondendo ulteriormente il lavoro sull’interprete per ampliarne il registro, in un processo di sottile sovversione e ribaltamento delle strutture acquisite.

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MERLINO

 

nuovo allestimento 2012 - produzione 2007
 
Progetto artistico: Ricky Bonavita, Theodor Rawyler
Coreografia e regia: Ricky Bonavita
Musiche: Henry Purcell, Les Tambours du Bronx, Dead can dance
Disegno luci: Danila Blasi
Scenografia video: Roberto Carotenuto
Costumi: Daniele Amenta e Yari Molinari
Interpreti:   Ricky Bonavita - Merlino
                  Emiliano Perazzini - Morgana
                  Alessandro Sebastiani - Artù
                  Francesca Schipani - Ginevra
                  Valerio De Vita - Lancillotto
                  Enrica Felici - Viviana - la dama del lago
                  Daniele Amenta - La chiesa
                  Yari Molinari - La scienza



Le leggende intorno al mago celtico e i cavalieri della tavola rotonda offrono il pretesto per un gioco coreografico con regole e riti propri, una sorta di partita a scacchi senza soluzione, che diventa il contenitore delle storie, di atmosfere surreali, di incontri fra i personaggi. Forse un torneo, forse un campo di battaglia, incontri d’amore, atti mancati, tradimenti… non tutto si spiega, non tutto torna. L’immagine si dissolve, i corpi si trasformano in immagini, le immagini si materializzano. Volere, potere, apparenza, inganno, la visione di un universo esoterico caleidoscopico che lascia spazio al …desiderio.

Una proposta drammaturgica per sperimentare l’incontro di nuove tecnologie con una teatralità e una danza che non rinneghino il rapporto con il proprio passato. La stratificazione di elementi materiali e immateriali che costituiscono uno spazio scenico dinamico e denso di una vibrante emozionalità.

Merlino è un progetto multimediale in cui la danza si incontra con la video art, la presenza fisica dei corpi in movimento con la presenza immateriale delle immagini e delle icone, dei suoni e delle parole di un contesto medievale e al tempo stesso postmoderno.

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Benedetta Capanna

 

 

KIZUNA=BONDS=LEGAMI

produzione 2011

progetto in residenza "TenDance 2012" di 369gradi centro diffusione e produzione cultura contemporanea


coreografia: Benedetta Capanna
danza: Benedetta Capanna, Stefano Fardelli
musiche: Richard Strauss, musica tradizionale Ainu

Kizuna è la parola giapponese che significa Legami, e il suo ideogramma è stato preso come
simbolo del 2011.

Questa coreografia vuole essere un omaggio a tutti quei legami estremi che vanno oltre le scelte, i continui spostamenti, i cambi di residenze, quei legami senza un perché, senza un fine. Kizuna è la elebrazione di quei legami che si nutrono del silenzio e dell’assenza, quei legami che continuano a farci crescere, a farci cadere maschera dopo maschera, per portarci verso l’essenza più pura di noi. Sono quei legami che legano alla libertà, dei cordoni ombelicali dello spirito che non saranno mai spezzati. Rosari di immagini, suggestioni, emozioni da sgranare e in cui ripararsi. Passato, presente, futuro ed eternità …
I due danzatori si ritrovano così a ricreare col loro corpo questo simbolo sigillando questi legami
senza tempo, nell’apparente labirinto della vita.

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THE MATHEMATICS OF RESONANT BODIES

produzione 2011

 

coreografia: Benedetta Capanna
musica di: John Luther Adams
disegno luci: Salvo Maniglia
costumi: Paola Bonesso
danza: Benedetta Capanna, Stefano Fardelli

“The Mathematics of resonant bodies”, di John Luther Adams è una composizione di 70 minuti, in
otto movimenti, nella quale si susseguono una serie di cambiamenti di ritmi, tessiture e toni.
Ma è in realtà un lavoro costruito nel silenzio, che non solo si trova sotto il suono, ma che irrompe e si insinua attraverso tutto il lavoro. In questa occasione ne saranno presentate solo quattro sezioni Burst, Rumble, Shimmer e Roar.

Estratti dello spettacolo sono stati presentati alla mostra Body Worlds di Gunther Von Hagens nell’occasione dell’Artists Night, allo spettacolo della CTB al Kyoto Prefectural Centre for Art and Culture in Giappone.

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MOSAICO


progetto in residenza "Officina COREografica 2013" di
CORE - Coordinamento Regionale della danza contemporanea e delle arti performative del Lazio


Si ringrazia il Teatro Potlach per la residenza del settembre 2013.

Coreografia e danza: Benedetta Capanna
Live-Music: Vittorino Naso

Creare in una danza paziente, in un mondo di suoni, un mosaico di sé; ricomporre i tasselli sparsi e frantumati, alla ricerca di un centro senza centro … costruire e decostruire, disintegrarsi per integrarsi … arrendersi profondamente per qualche istante a questo inevitabile ciclo
Il termine mosaico è di origine incerta: alcuni lo fanno derivare dal greco musaikòn cioè "opera paziente degna delle Muse"; altri dal latino opus musivum, cioè "opera delle Muse”. Potrebbe derivare anche dall'arabo muzauwaq, che significa "decorazione". C'è chi, invece, vi ha visto la radice di un vocabolo semita, soprattutto quando la parola viene usata come aggettivo, che potrebbe legarsi al termine "Mosè", quindi "pertinente a Mosè". Sono state indicate anche altre locuzioni, quali musium che significa esprimere qualcosa con diversi colori. Tutte queste ipotesi sono affascinanti e portano con loro risonanza di pazienza, accuratezza, eleganza, profondità, cura.
Questo lavoro vuole essere così una danza paziente, sul continuo morire e nascere a noi stessi. Darsi il tempo di esaurire l’ascolto intimo del corpo in cinque danze che muoiono e nascono una dentro l’altra seguendo un percorso di anatomia esperienziale: fluidi, visceri, ossa, muscolatura profonda, respiro… Ogni aspetto della nostra fisicità rispecchia infatti una diversa qualità di movimento, una diversa dinamica, uno stato psicologico, una fase di sviluppo emotivo e mentale, e questo ascolto del corpo e delle qualità che ne derivano danno forma ad una danza sempre diversa che coinvolge tutti questi colori.
Continuamente muoiono le nostre danze nello stesso istante danzato, muoiono i nostri desideri nello stesso istante della loro realizzazione, muoiono i nostri bisogni, muoiono i suoni nell’ascolto e così i nostri ruoli e le nostre idee. A volte sembra più una frantumazione, una disgregazione, una dissacrazione delle certezze … Ma è solo nell’abbandonarsi a questo inevitabile processo che ci offriamo la possibilità di stupirci di noi nel presente della vita, assaporando anche se per poco un centro senza centro.

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video promo

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Marianna Giorgi

 

 

PARKA

produzione 2013

progetto in residenza "TenDance 2013" di 369gradi centro diffusione e produzione cultura contemporanea


coreografia e danza: Marianna Giorgi
musiche e Live Set: Netherworld

Quando la materia non costituisce più  una protezione salda all’anima, l’uomo ricorre a se stesso e ne costruisce un’ altra. La costruisce con cura maniacale e senso del dovere. La costruisce luccicante, sonora. E in questa assenza di culla e anelito, ritrova il ritmo nel suo midollo.
Fino alle labbra. Fino al sudore. Al bianco.

Parka nasce dalla Volontà di passeggiare sui piani più viscerali del corpo, attraverso quei canali di Pelle e segni capaci di innescare reazioni fisiche puramente istintuali, che distruggono il precario dalle basi. Fino al bianco. Al respiro. Ancora.
Un lavoro strutturato su brevi partiture di movimento, elementi visivi e immagini evocative per arrivare a creare una dimensione Altra in cui muoversi spontaneamente, in cui percepire la Verità suggerita dal proprio corpo come la sola a cui potersi affidare. A partire dalla propria storia muscolare e da quel bagaglio sensoriale da cui ognuno di noi attinge nel tentativo di raccontarsi agli altri. Parka è il sogno di ripercorrere, di lasciarsi scivolare negli anni passati e ammettere ogni cosa. Anche riviverla per continuare a fissarla. Un solo che narra una salita. Difficoltà semplici. A volte drammi sottili, attraverso l’utilizzo di uno spazio che viene destrutturato ogni volta in base al luogo performativo. Che calpesta suoli, batte la materia a seconda della scatola performativa con cui l’interprete si relaziona. Un lavoro che si ricompone ogni volta dalla sua stessa essenza: il senso di protezione in un Fuori che possa aderire con un proprio Dentro. Con la figura più dolce che si ha di sé. In scena, tre manichini vestiti a Festa, come le domeniche di una volta, con la famiglia patriarcale alle spalle del figlio, verso la Chiesa del paese, sono l’incipit per lo sviluppo dell’azione che rimarrà impermeabile a quei due uomini e due donne: una madre, un padre, i nonni. Questi, metafora più ampia di famiglia e Tepore, si fanno garanti della frenesia dell’interprete, dell’affanno di rinvenire sotto strati di maglia, finalmente Casa. La coda del lavoro si raccoglie in un angolo dello spazio, tagliato da una luce bassa e soffusa che legittima la mente dell’uomo. Lo rende libero. Il gesto di bagnarsi la fronte e i capelli immergendo le mani in un vecchio catino da scantinato abbandonato, la dedizione di pettinarsi con cura in un tempo che si diluisce ad ogni passo, tradisce la costante illusione di una disciplina nuova, che è accanto senza essere ancora fedele compagna.

Il quadro finale, in stasi al centro della scena, si fa miniatura di attese ed eterna pazienza, accompagnate da suoni lontani che come un’eco annunciano il ritorno a qualcosa. Qualcosa di ancestrale. Qualcosa che custodisce pace. Bisogno di Respiro. Di Bianco. Ancora.

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HAPPY B - DAY MR. JOHNNY

 

di e con Marianna Giorgi
Musiche: Netherworld
Durata: 15 min.

Ogni bellezza nasconde un dolore. Ogni percezione di quel dolore rappresenta uno strumento per salvarsi.     
I dieci birilli bianchi e rossi, fedeli compagni di viaggio nella vita del protagonista e sulla scena, servono a rievocare nell’immediato un’immagine materica e popolare del gioco del bowling. La leggerezza di uno svago a cui Johnny torna per riposare, ma che facilmente diventa specchio delle sue ansie, monito dei suoi comportamenti. Il dieci dei birilli, è valore e ordine allo stesso tempo. Guardarli a lungo, un lungo commiato.
Happy B - Day Mr. Johnny parla del giorno del non compleanno. Un giorno che non esiste nella memoria di una data fissata, quanto sulla pelle di chi sa ricordare.

video - HAPPY B - DAY MR. JOHNNY

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Giordano Novielli

 

 

SECONDA CIRCE

Resort+Laces=Forgotten
produzione 2013

progetto in residenza "Officina COREografica 2013" di
CORE - Coordinamento Regionale della danza contemporanea e delle arti performative del Lazio

coreografia: Giordano Novielli
testi originali: Emiliano Solferino
musiche: J.S. Bach, G. Marks, S. Simons, M. Richter, V. Williams, F. Chopin
video: Giordano Novielli
disegno luci: Aurelio Rizzuti
danza: Giordano Novielli, Emiliano Solferino

Un progetto legato all'esplorazione della mitica figura della maga Circe, distillandone alcuni aspetti che dalla dimensione del racconto viaggiano verso una situazione scenica sospesa tra realtà e astrazione, integrando scrittura del corpo, del testo e del video.
Nel contesto di Resort+Laces, l'incantesimo ha effetto solamente su chi vuole essere incantato. La ricerca dell'evasione verso un paradiso costruito, fatto di bisogni indotti e di seduzione, sfocia in un gioco di trasformazione identitaria. La delimitazione della zona dove la magia può agire, il filtro passato attraverso le maglie delle parole, la relazione nello spazio dei corpi tra affascinante ed affascinato cantano una codipendenza di comportamenti, tra influenza e controllo, di un sé mai totalmente distinto dall'altro.
La pulsazione dello spazio si estende in 2.Forgotten, ispirata dalla figura del cinema muto Mae Murray, protagonista del perduto “Circe, The Enchantress”.
Il tema dell'oblio non cessa di svolgersi, dal filtro che attenua il rumor bianco del sé fino al perdersi di una figura una volta mitica, maga, viaggiatore o dimenticata diva del cinema.

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Valerio De Vita - Compagnia Excursus

 

 

WILD-EYED

produzione 2009

coreografia e danza: Valerio De Vita
musica: Mika Vainio

L'assunzione della terapia orale scandisce come momento ripetitivo la giornata di chi soffre di disturbi mentali, si tratta di un atto importante e complesso, frutto di una trattazione che coinvolge come soggetti attivi sia il paziente che la struttura clinica a cui si affida. Il lavoro coreografico si sviluppa a partire di quel momento che si pone come limite di atti fisici e di visioni che sfuggono la classificazione e il giudizio, ma che rivendicano il diritto di essere incluso nel mondo reale proprio per il limite volontario a cui si relazionano.

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Theodor Rawyler - Compagnia Excursus

 

ZETA

produzione 2010

coreografia: Theodor Rawlyer
musiche: Sixtoo, Gaetano Donizzetti, Guillame Du Fay, Künstruck
danza: 4 danzatori e non-danzatori

L’idea di Zeta nasce da un laboratorio coreografico per pazienti psichiatrici condotto dal 2003 da Theodor Rawyler dove si sono verificate diverse emergenze espressive a cui dare una risposta attraverso la danza. Si è arrivati così a un “setting” coreografico, spazio-temporale in grado di accogliere un linguaggio di movimento condiviso fra gli interpreti, in cui la dimensione dell’ascolto dell’altro è altrettanto importante quanto l’espressione della propria individualità.
Questo progetto, che presuppone la presenza di almeno 4 danzatori, è stato proposto in diverse varianti, per esempio al Teatro Valle Occupato anche integrato da utenti del CD Montesanto del DSM ASL RME.

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Archivio produzioni

 

Compagnia Excursus

 

2011 - Zero Uno - il numero perfetto è due

2010 - Liaisons

2009 - La fabbrica dei sogni

        - Tango ElektroBar

2008 - Tre fiori rossi

        - Quadri

2006 - Anxia & Extasis

2005 - Sarabanda

2004 - Moods

2003 - Folìa

2002 - Rush

2001 - Eroi ...omaggio a Giuseppe Verdi

2000 - Itinerari di confine

1998 - Trittico Metropolitano

1996 - Twilight

1995 - Riflessi lunari

1994 - Giochi d'acqua

 

 

altre collaborazioni

 

Con l'Associazione Culturale Excursus Onlus hanno collaborato anche i coreografi:

 

Caterina Inesi

Alessandro Sebastiani

Isabella Venantini

Marica Zannettino

 

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